Ciao, Federico


Ciao, Federico. Sei volato via, senza una parola, un gesto. Ci hai lasciati, così, senza sapere cosa dire, cosa gridare, cosa pensare, in un dolore straziante, apparentemente senza significato. Ci hai detto quanto siamo stupidi a non capire che i pensieri, le passioni, i timori di un ragazzo sono cose serie, non cose da ragazzi, come noi adulti troppo spesso diciamo; non bazzecole ma questioni vere, da affrontare, da risolvere, da sopportare e da supportare. Intanto ti chiediamo di perdonarci: di perdonare noi adulti che, attorno a te, non sono stati in grado di capire la tua fragilità, il tuo dolore. Sai che non l’abbiamo fatto apposta: sai che i nostri occhi spesso non vedono, presi come sono da tante questioni che ci paiono importanti e poi invece diventano niente di fronte a gesti come il tuo. Sai che molti di noi, genitori, insegnanti, amici, ce la mettono tutta per capire, per aiutare. Sai anche che spesso sbagliamo, che non siamo in grado di far fronte alle richieste che ci arrivano, alle grida che troppo frequentemente non riescono a superare il rumore di fondo di una società che ci spinge a non essere autentici, a non apprezzare le cose più importanti. Dicono che sei volato via per un compito di greco: sappiamo che non è così, eri troppo intelligente per una cosa del genere. Sappiamo bene, invece, che quella è stata soltanto l’ultima goccia per un vaso pieno di sofferenza che tu non hai saputo esprimere e noi non siamo stati in grado di aiutare a svuotare, prima che traboccasse. Ora che sei volato via, caro Federico, ora che la tua dolce presenza non è più qui, noi adulti vogliamo prendere un impegno davanti a te e davanti a tutti i tuoi coetanei: saremo più attenti, guarderemo di più, rinunceremo a qualche ora di lavoro per starvi più vicino, diremo qualche no in più anche se dovremo litigare, arrabbiarci un po’. Faremo meglio la scuola, cercheremo di renderla ancora di più un luogo accogliente, rasserenante pur nella serietà dell’impegno. Cercheremo di aiutare di più i tuoi compagni a capire che un brutto voto in un compito non riguarda la loro persona ma soltanto quella piccola parte della loro esistenza, in cui magari non hanno studiato quanto dovevano o non hanno capito una spiegazione e li spingeremo a rimboccarsi le maniche, a ricominciare. Faremo meglio i genitori, non i tuoi che ti hanno voluto sempre bene e continuano ad amarti anche ora, nonostante l’abisso del loro dolore, ma noi tutti ci impegniamo ad essere genitori più attenti, più presenti, più informati, più partecipi. Sappiamo bene, caro Federico, che quella finestra sul vuoto non l’hai aperta soltanto tu: c’eravamo tutti noi ad aprirla o almeno non eravamo lì a fermarti, a parlarti, a distoglierti dalla tua intenzione. Siamo senza parole, Federico: chi di noi ha fede, sa che l’Eterno ti ha accolto nelle sue braccia, risanando ogni cosa, trionfando sul dramma della morte, anche della tua, così crudele ed inspiegabile. Ma anche chi non crede si impegnerà ad essere un adulto migliore. Ciao, Federico!

Pubblicato il 25 aprile 2009 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Cari ragazzi,
    sapeste quante domande ci facciamo – noi insegnanti – ogni giorno, quando vi vediamo arrivare in classe con i vostri zaini in spalla, l’IPod nelle orecchie e tanti pensieri per la testa. Anche se e anche quando non ve ne accorgete, ci proviamo, vi assicuro, ad andare al di là del compito in classe, dell’interrogazione e della spiegazione ma non sempre riusciamo a raccogliere i vostri sguardi, ad entrare nei vostri silenzi.
    Aiutateci, vi prego, a starvi vicino: siate voi i nostri insegnanti, spiegateci il “teorema di Silvia”, la “filosofia di Giuseppe” e la costruzione metrica della “poesia di Alessandra” perchè tante volte, troppe volte, anche noi siamo “impreparati”, e non perchè “non abbiamo studiato” ma perchè “non abbiamo compreso la spiegazione”.
    Non abbiate paura di dire ciò che pensate. Fidatevi di questa prof che vi parla: quella storia che gli insegnanti sono di un’altra generazione, che sono vecchi e non capiscono, che pensano solo a finire in tempo il programma…bhè, udite udite, è una grande stupidaggine!!!
    Il “nostro programma” siete voi!

    Prof.ssa Cinzia Mastroianni
    Storia dell’arte
    Liceo classico “Martino Filetico”, Ferentino

  2. Il gesto che Federico ha computo merita un’attenta riflessione da parte nostra. Anche io,nella mia età, sento che sorella morte è vicina:io,forse, posso capire il perchè ma dato che non sono uno psicologo,le mie sono solo supposizioni. Nell’età adolescenziale si assite a un cambio rempentino dell’animo,alle volte è talmente veloce che non si capisce nulla. Ecco anche io, humilis servus servorum Dei, incontro il male di vivere che vive in me. Alle volte si sta bene ma spesso arriva il male, arriva la depressione che spesso abbiamo nei nostri volti ma sopratutto nel nostro animo. Tante votle anche chi vi parla, ha pensato e lo pensa anche adesso di farla finita con questa vita che tanto prende e che poco da. Sappiate che l’animo, e questo lo dico per i prof, di un adolescente è ben diverso dal vostro, sappiate quindi che i nostri problemi non sono un fuoco di paglia ma sono reali e vivi. Vi dico questo non per mettervi paura bensì per farvi comprendere che anche noi esitiamo come persone, come essere viventi che hanno i loro problemi e le loro croci da portare. Oh il mio non sia un atto di accusa,ve lo ridico, sia solo un qualcosa per farvi riflettere. Siate un po’ più comprensibili,siate un po’ meno sommi, non credetevi, solo perchè state dall’altro lato della cattedra, re e regine. Di Re,per fortuna, c’è ne è uno solo. Aiutate coloro che si trovano in difficoltà, magari è il vostro atteggiamento che si ripercuote sul profitto. Siate più attenti a cogliere le necessità che anche noi, studenti del I,II,III così via,abbiamo. Tutti verremo giudicati ma chi si sarà comportato da sommo in questo mondo, nell’altro perirà….

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