Donne!
Dopo due giorni di incontri e di dibattiti sulla condizione femminile, la parola agli studenti
No, tranquilli, non consideriamo la mimosa démodé, o una stupida usanza, però pensiamo che un semplice mazzo di fiori, pur in tutto il suo splendore, non riuscirà mai a rendere giustizia a quello che è il vero significato della Giornata Internazionale della Donna: è questo il motivo per cui il nostro liceo ha deciso di farci partecipare al convegno dal titolo “Storie di ordinaria femminilità” che si è tenuto questa mattina presso il teatro Antares di Ceccano, organizzato dall’associazione “Il centro del fiume”.
Durante l’incontro abbiamo riflettuto sul ruolo che ricopre la donna nella società moderna, ruolo che ha compiuto un percorso in costante ascesa, ma che non deve accontentarsi dei risultati raggiunti: i numeri sulla violenza contro le donne continuano a far rabbrividire; una donna su due non lavora e, quando ha un’occupazione, la sua retribuzione è in media inferiore del 20% rispetto a quella di un uomo.
Per fare in modo che cessino di esistere squilibri ed imparità tra i due sessi, dobbiamo rendere il messaggio che è partito nel dibattito di oggi il filo conduttore di una lotta continua per il raggiungimento dell’uguaglianza.
Il IV E.
L’origine della Festa dell’8 Marzo risale al 1908, quando un gruppo di operaie di una industria tessile di New York scioperò come forma di protesta contro le terribili condizioni in cui si trovavano a lavorare. Lo sciopero proseguì per diverse giornate ma fu proprio l’8 Marzo che la proprietà dell’azienda bloccò le uscite della fabbrica, impedendo alle operaie di uscire dalla stessa. Un incendio ferì mortalmente 129 operaie. Tra di loro vi erano molte immigrate, tra cui anche delle donne italiane che, come le altre, cercavano di migliorare la loro condizione di vita. L’8 marzo assunse col tempo un’importanza mondiale, diventando il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli e il punto di partenza per il riscatto della propria dignità. L’8 Marzo è quindi il ricordo di quella triste giornata. Non è una “festa” ma piuttosto una ricorrenza da riproporre ogni anno come segno indelebile di quanto accaduto il secolo scorso.
Angelo Loffredi, III G
Nel 1910, durante la Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste svoltasi a Copenaghen, Clara Zetkin propose di celebrare la giornata della tragedia come simbolo delle ingiustizie che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli. Da allora negli Stati Uniti la giornata delle donne fu celebrata l’ultima domenica di Febbraio mentre in Europa comparve per la prima volta il 19 Marzo del 1911. Il 3 Marzo del 1913 fu la volta della Russia a introdurre la festa della donna mentre in Germania e in Francia si iniziò l’anno successivo. Con la Prima Guerra Mondiale la ricorrenza fu sospesa ma l’8 Marzo del 1917 a San Pietroburgo le donne organizzarono una grande manifestazione per invocare la fine del conflitto. Il successo dell’iniziativa fu notevole ed ebbe grande risonanza dando lo spunto per istituire un giorno comune per tutti i paesi che fu ufficializzato in tale data durante la seconda conferenza internazionale delle donne comuniste svoltasi il 14 Giugno 1921 a Mosca. In Italia la prima festa della donna si è svolta il 12 Marzo del 1922, giornata in cui cadeva la prima domenica dopo la data dell’8 Marzo di quell’anno. Con il passare degli anni questa ricorrenza ha perso molto del suo significato originale e viene considerata da molte donne come il pretesto per uscire di casa da sole per concedersi qualche sfizio lasciando i mariti e i figli a casa. Senza dimenticare il rito della consegna della mimosa che conferisce all’8 Marzo un’identità di stampo strettamente commerciale. Tutti concetti molto distanti da quelli che avevano ispirato la nascita delle prime celebrazioni della festa della donna. Per questo questa mattina siamo qui, per ricordare questo giorno come un giorno speciale. Per non dimenticare che purtroppo la strada da percorrere è ancora molta. Ce lo ricordano ogni giorno le notizie di stupri, violenze, omicidi di cui le donne sono vittime.
Se in India, i recenti casi di stupro e violenze, possono essere inquadrati in un contesto sociale in cui la donna è considerata una “proprietà” dell’uomo, sia esso padre, fratello, marito, e dove contano molto le differenze di “casta”, in Italia, è stato il decadimento dei valori sociali e di convivenza civile a ridurre la donna sempre più ad un mero oggetto. Sono più di 2000 le donne uccise in Italia in un decennio. E purtroppo il numero delle vittime cresce in maniera esponenziale. L’estendersi di episodi che vedono vittime le donne, anche se non uccise, rappresenta il segnale di un degrado culturale. Allora, non basta la repressione. Occorre agire sulle coscienze, sul pensiero collettivo, attraverso un’opera di rieducazione sociale che coinvolga i giovani, fin dalla più tenera età. I rapporti sociali, al di là delle differenze di genere, non possono continuare ad essere caratterizzati dalla competizione, dal confronto duro, prevaricante, che spesso genera violenza, non solo verbale, ma anche fisica, e sempre più spesso, come dimostrano i dati, è causa di morte e punto di partenza di tragedie inimmaginabili.
e allora oggi non di gialle mimose dovete riempirvi le mani, ma di rispetto.
Pubblicato il 10 marzo 2013, in Il Liceo con tag liceo ceccano. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.



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