Perugia, il Liceo alla Giornata contro la schiavitù, Chiara racconta


perug1di Chiara Sodani

Dove sono finita? Ho come l’impressione di trovarmi in una porzione sconosciuta della Terra costituita solo da colori brillanti e andature fiere. La tensione emotiva è palpabile.
Forse questa mia percezione è solo un distorto frutto della stanchezza accumulata dopo una soleggiatissima mattinata alla scoperta delle peculiarità Perugine, un interessante e sconvolgente mix di tecnologia e tradizione, incredibilmente ben riuscito. Che il buio delle gallerie in pietra risalenti all’età Risorgimentale non sia servito per rendere più accecanti i colori che, di lì a poco, avrebbero invaso il nostro campo visivo?
Diretti verso l’Università per stranieri di Perugia, il più antico ateneo dedicato quasi interamente agli stranieri e orientato perlopiù verso l’insegnamento e la diffusione della lingua e delle arti italiane in tutte le loro forme, accompagnati dai docenti di Storia e Filosofia, Francese e Matematica, rispettivamente il professor Frate, la prof.sa Rea e la prof.sa Savo,memoria schiavitù ancora non siamo in grado di capire appieno l’importanza dell’avventura che stiamo per vivere e, forse, dell’unicità dei colori che stiamo per ammirare.
L’Aula Magna è ancora semi-vuota, le aspettative molto alte. Ricorrono infatti oggi, 25 settembre 2013, i cinquant’anni dall’Unità dell’Africa, e proprio a Lei, e alla sua “mondializzazione”, è dedicato questo evento.
Quando, precisamente, ho perso la concezione dello spazio e del tempo? Quando, dinanzi ai nostri increduli occhi, decine, centinaia di uomini e donne vestiti di larghe tuniche colorate e brillanti, e stravaganti copricapo in lino, seta e macramè, hanno iniziato a varcare la grande soglia con l’eleganza e la fierezza del più maestoso giaguaro. Quando ogni centimetro della sala è stato invaso da un inebriante odore di orgoglio e ferocia, imponente come le grandi tuniche d’oro. L’oro prevaleva, ovunque, nella sala, e nella mostra fotografica “Terra Promessa” di Giovanni Izzo che ci ha accolti all’entrata, dove una fotografia di tre bambini di colore, quasi nudi in una terra arida e povera, recitava: “noi siamo loro, noi siamo l’oro”.
Finalmente tutto ha inizio, la parola va al Rettore, che ringrazia ogni persona presente nella sala, e passa emozionato la parola alla moderatrice del convegno, Généviève Makaping, Antropologa, scrittrice e giornalista. Guardandola, si percepisce fin da subito il coraggio e l’estrema sottigliezza delle sue parole. Ci Un’ironia, tanto realistica da essere macabra, una realtà che quasi vedi sanguinare. Un susseguirsi di dialoghi in francese, italiano, inglese, a volte comprensibili, a volte no, ma allora qual è il filo che ci lega tutti, in quella sala, così inevitabilmente? Le ore passano scavalcando a fatica la sensazione di sentirsi costantemente nell’istante prima di un intenso brivido, e, quando l’Ambasciatore del Congo Kamara Dekamo Mamadou, quasi abbiamo il fiatone. Ma non è il momento di perdere il fiato, perché adesso bisogna trattenerlo, Lei sta arrivando. Chi? Cécile Kyenge Kashetu, Ministro per l’Integrazione, reduce da violentissimi attacchi razzisti da l momento stesso della sua elezione, prima vittima di continui attacchi da parte della Lega Nord, culminati poi con il paragone con un orango conclamato dal leghista, ed ex ministro,Roberto Calderoli, e con il lancio di banane da parte del partito neo-fascista Forza Nuova verso il palco dove la Kyenge teneva un discorso. Al suo arrivo, automatica parte l’ovazione commossa da parte di tutta la sala. “Il futuro è nostro perché ce lo siamo fatti dare, e nessun attacco mi fermerà mai dalla mia battaglia per la difesa dei diritti umani. Il Mondo, quello è il mio Paese!”.
Quasi tremiamo uscendo dall’aula, come dopo un’eccessiva scarica di adrenalina. Solo più tardi verremo a sapere che la Ministra, prima di abbandonare l’Università, ha lasciato inciso per sempre, sull’albo dell’Università, un incredibile messaggio:  “I have a dream.  Anche oggi a Perugia si sta avverando il sogno di Martin Luther King”.
Hai ragione, Cécile. Il battito dei nostri cuori, il sorriso che ci illumina il viso quando immaginiamo un mondo di serenità e pace che trafigga il cuore di ogni cittadino di questo stesso mondo. Il sogno siamo noi.

Pubblicato il 28 settembre 2013, in Convegni, Il Liceo con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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