Europeana: un enciclopedia tutta europea


Online ufficiosamente già da giorni, è stata presentata ieri in forma ufficiale Europeana, la più grande enciclopedia europea della storia. Ben due milioni di opere in 23 lingue, fra testi, spartiti, registrazioni audio, video e immagini: tutto pubblicato gratuitamente sul Web per la consultazione degli utenti.

I quadri di Rembrandt, i testi di Dante, i quotidiani storici, i video della BBC, sono alcuni esempi di ciò che è disponibile da oggi sul nuovo portale multilingua europeana.eu, in versione prototipo.

Lo scopo dell’iniziativa è quello di permettere a chiunque nel mondo di accedere all’immenso patrimonio culturale europeo in modo immediato e gratuito. Favorendo così la diffusione della cultura e il progresso scientifico. Lo ha affermato il Commissario UE Viviane Reding ospite al Forum d’Avignone per la Cultura e l’Economia, parlando di un’occasione storica per il nostro continente.

Ma quello di ieri è solo l’inizio. Dopo la pubblicazione dei primi due milioni di opere, nei prossimi 24 mesi ne verranno gradualmente pubblicate altri quattro milioni, per raggiungere l’obbiettivo di oltre sei milioni di opere entro il 2010. Con un investimento di più di 100 milioni di euro, il progetto Europeana fa parte dei più ampi piani europei di digitalizzazione delle biblioteche e di digitalizzazione delle società e dei processi produttivi.

Sebbene ogni ricerca si possa svolgere tramite europeana.eu, l’intero patrimonio di opere non è archiviato in un’unica banca dati centrale. Il portale, infatti, funge da punto unico d’accesso tra le banche dati sparse per l’Europa. Una sorta di grande motore di ricerca basato su descrizioni schematiche delle opere (i metadati) redatte per l’occasione dagli enti e dalle istituzioni che partecipano. Tutto ciò, in mancanza di uno standard di pubblicazione solidamente condiviso e di traduzioni complete, porta almeno per ora varie difficoltà di navigazione: ci si trova facilmente sbalzati su siti diversi, in lingue diverse, con formati diversi. Per le stesse ragioni non c’è uno standard univoco di qualità.

Sul fronte contenuti, per il momento, la parte da padrona la fa la Francia, che ha già digitalizzato il 54% delle proprie biblioteche (contro un 1% totale di quelle europee) e detiene anche il merito di avere iniziato tutto il progetto. I dati sull’Italia sono poco incoraggianti, ma fa almeno ben sperare il fatto che il portale multilingua di Europeana, contrariamente a quanto annunciato, sia disponibile anche in italiano.

Dopo lunghe discussioni e reiterati inviti della Commissione a superare le diatribe sui diritti d’autore, su Europeana verrà reso disponibile sia materiale di pubblico dominio, sia coperto da copyright, in modalità non ancora del tutto chiarite, ma in un ambito con finalità educative e senza scopi commerciali. Molto interessante sarà vedere come la pubblicazione delle opere si armonizzerà col famigerato “Codice dei beni culturali e del paesaggio“: norma italiana che da alcuni anni impedisce la riproduzione delle opere presenti nei nostri musei e che già tanto scalpore ha suscitato, insieme all’altra correlata vicenda, tutta italiana, dell’assenza di libertà di panorama.

Vari i formati di pubblicazione, si va dal classico pdf per i testi, al jpg per le immagini, fino ai formati audio e video più diffusi (prevalentemente di tipo proprietario). Per i testi e i manoscritti, come prevedibile, si tratta in prevalenza di riproduzioni fotografiche e non di trascrizioni.

Con queste premesse, oltre a essere una preziosa fonte di informazioni autonoma, la nuova enciclopedia digitale europea si candida di fatto anche come un’utile miniera di documenti per i già utilizzatissimi progetti Wikimedia (e soprattutto per Commons, Wikisource, Wikibooks e la più nota Wikipedia).

Secondo il progetto, a breve scadenza sarà anche concretizzata l’interazione biunivoca con gli utenti, che potranno caricare a loro volta opere e discutere online. Pubblicata da ieri una versione embrionale del sistema.
Intanto, nonostante qualche incertezza, quello di oggi potrebbe essere davvero il primo passo verso una concreta diffusione più libera della conoscenza. Se non italiana, almeno europea.

Luca Spinelli

per punto-informatico.it

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Pubblicato il 21 novembre 2008 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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