La scuola è iniziata di nuovo e io sono più grande, più matura


frandi Francesca Micheli, IV F

Ebbene sì. Sveglia all’alba, una doccia veloce, un caffè e subito via…a scuola! Può sembrare noioso, stancante, stressante. Non nego che lo sia. Ma quest’anno, per la prima volta, mi sento più grande, più matura, più pronta ad affrontare al meglio questo apparentemente lunghissimo anno ma che si esaurirà in un battito d’ali, di mani, di ciglia, come tutto d’altronde. Il quarto: un anno importante, “l’anno dei dubbi”, a detta di molti; l’anno in cui sai che l’avventura liceale si avvia sempre più verso la fine e ti rendi davvero conto che un giorno tutto ciò non farà più parte della tua quotidianità e -ammettilo, so che è così- follemente ti mancherà. Questi sono gli anni migliori, gli anni delle chiacchiere, delle risate tra banchi di scuola che rimarranno racchiuse in quelle quattro pareti che hanno visto, ascoltato, accolto e sopportato generazioni di studenti come noi; ma soprattuto sono anni cruciali che determineranno il tuo futuro, il mio futuro. Sembra sempre qualcosa di lontano anni luce, qualcosa che ci limitiamo ad immaginare, senza renderci conto che il futuro è proprio dietro l’angolo e noi siamo quasi alla fine della strada, una delle tante che percorriamo durante la nostra vita, ma che presto si getterà in un’infinita quantità di altre viuzze. È lì che si trova il nostro futuro ed è lì che ci sta spingendo quasi inconsciamente questa lunga strada.

Arrivati a questo punto mancano pochi chilometri al nostro primo traguardo e decido di fermarmi, di guardare indietro, di riorganizzare quella miriade di pensieri che mi frulla nella testa; decido di ripartire… non posso mica bloccare il traffico! Inizialmente la strada è stretta e noi siamo piccoli, ma pian piano che cresciamo diventa sempre più grande e compaiono improvvisamente sempre più corsie tutte iperbolicamente affollate, un po’ come quando in autostrada arrivi nei pressi di un casello: le tre o quattro corsie diventano il doppio e tu ti trovi lì in mezzo, senza la possibilità di fermarti; ma questa volta dimentica il solito casello davanti al quale l’unica difficoltà che puoi avere è quella di capire dove devi andare per trovare l’ “omino” che ti aiuta a pagare o la cassa automatica: questa volta è un casello diverso che presenta tutte uscite differenti. Impazzirei.

A volte sarebbe davvero utile poter fermare il tempo, mettere in pausa tutto per un attimo e riflettere. Purtroppo, però, non possiamo. Purtroppo, o per fortuna, la vita non è un film in cui basta un click e tutto si ferma. La vita è più un cortometraggio: vorresti magari fermarlo un secondo per capire meglio, ma non ci riesci perché, talmente breve, finisce ancor prima che tu riesca a raggiungere il telecomandando, che puntualmente si trova sempre distante da te. Allora non ci resta che approfittare di ogni attimo e provare a goderci ogni risata, ogni lacrima, ogni parola, ogni sguardo prima che sia troppo tardi.

Perché il problema, fondamentalmente, non sta nel fatto che la vita sia una sola: abbiamo una sola famiglia, quando siamo fortunati, e solo una ne desideriamo poiché è proprio quella che basta a farci sentire protetti ed amati. Il problema è che questa vita a volte è troppo breve, lasciandoci addosso la stessa sensazione che proviamo quando di notte improvvisamente ci svegliamo, ci catapultiamo sul telefono per controllare l’ora, ma poi ci ricordiamo che è spento, e allora torniamo a dormire, fiduciosi, più che convinti, di avere ancora quattro o cinque ore di riposo. Ma proprio in quell’attimo in cui chiudiamo gli occhi, sentiamo un rumore, un qualcosa di assordante ma allo stesso tempo familiare: sono le 7:00 ed è ora di alzarci.

Quindi, prima di chiudere gli occhi e tornare a dormire, proviamo a goderci anche quell’attimo di assordante silenzio in cui l’unico rumore è prodotto dal cane che, acciambellato sul letto, ci respira sul collo; proprio in quell’istante ascolta il tuo cuore battere come un tamburo e sentiti vivo perché in quel momento lo sei davvero, lo siamo, più che mai.

Francesca Micheli, IVF

 

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Pubblicato il 21 settembre 2014 su Il Liceo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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