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I primi saranno gli ultimi


lamMolti allievi del Liceo stanno commentando le tragiche notizie di Lampedusa. Ecco cosa scrive Chiara Sodani, V A

“Gli ultimi saranno i primi”, recita il Vangelo. Un’idea, un concetto di estrema bellezza, speranza. Una promessa. Ma con un grande difetto: troppo profonda per essere capita dalla superbia di questo mondo. Mi guardo le mani, e le vedo sporche. Di menzogna, peccato, vergogna. Di quale parte del mondo faccio parte? Mi chiedo quali pensieri affollassero le menti di quelle duecento anime mentre cavalcavano l’onda di quella manciata di kilometri che li divideva dalla loro nuova vita; pensieri di  speranza, una voglia di riscatto, la rivendicazione finale del diritto di vivere e amare troppo a lungo negato loro. Penseranno, ovunque loro siano ora, di esser morti con dignità combattendo per una vita migliore, per loro stessi, per i propri bambini, o saranno per sempre tormentati dall’idea di esser morti fuggendo? In tutto questo, qualcuno di noi ha mai davvero riflettuto sui migranti attraverso una luce umana, di incubi e sogni intrisa?

La rabbia ed il cordoglio spopolano. Napolitano e le sue parole di indignazione. Papa Francesco e la sua globalizzazione dell’indifferenza. Ma qui, in Italia, la delusione cocente risulta doppia: se la parola unione significa fusione, congiungimento di tutto in un unico, perché l’Europa ci ha voltato le spalle?   Che figura che ci fa, Signora Europa. Lasciare che sia la piccola ed impreparata Italia a risultare meschina, incapace e cattiva, basandosi sulla certezza che gli italiani sono un popolo che dimentica facilmente, magari quando in America, oltre ai cani e ai ‘negri’, anche a noi era vietato entrare negli uffici pubblici e nei locali. Quando tutti temevano e devestavano l’Orda Oliva, come Gian Antonio Stella ricorda nel suo ‘Orda’, quando gli albanesi eravamo noi.

C’era una cosa che non aveva calcolato, Signora Europa: non tutti gli italiani sono così. Qualcuno di noi capisce le parole del Ministro per l’integrazione Cécile Kyenge quando afferma che ogni vita umana persa è un contributo perso. Qualcuno di loro, come la piccola cittadina di Lampedusa è in costante impegno per aiutare gli stranieri feriti o semplicemente confusi, per offrire un poco di pane e una spalla su cui piangere, che alla causa offrono l’anima.

 Non se l’aspettava, Signora Europa, che l’Italia è anche fede, coraggio, forza, amore.

E ora rivelo a Lei, e ai suoi abitanti, una cosa che forse ancora non sapete: gli ultimi del mondo siete voi.

Chiara Sodani, VA