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S. Maria, il Liceo individua il comandante della squadriglia che la distrusse nel ’44


dolnyE’ il Lt. John R. Dolny, al comando di 8 aerei del 526th Squadron dell’86th FB (fighters bombers, cacciabombardieri) 12th USAAF, di base a Pomigliano d’Arco. Quella mattina del 26 gennaio 1944, proprio 70 anni fa, la squadriglia si alzò per colpire obiettivi sensibili lungo la ferrovia tra Cassino e Roma. Gli A-36 Invaders volavano quasi a 600 km orari, cercando di non farsi colpire dagli 88 tedeschi e dalle mitragliere contraeree della flak: tra le nubi, Dolny intravede un ponte vicino alle ferrovia ed ordina l’attacco. Gli A 36 salgono a 3600 m e picchiano giù fino a 600 metri. la velocità sfiora i 700 km orari. Mentre scendono, i piloti mettono in azione le mitragliere, i traccianti li precedono fino

uno degli A 36 della squadriglia, armato con le bombe da 500 lb

uno degli A 36 della squadriglia,
armato con le bombe da 500 lb

a quei bersagli lontani e non ben distinguibili fino a quando non arriva il momento della cabrata: si tira a sé la cloche e si sganciano le bombe. Due ad aereo, 500 libbre ciascuna, 16 oggetti volanti capaci di distruggere tutto:  cadono attorno al ponte sul Sacco senza colpirlo, alcuni raggiungono il saponificio, altri il centro del paese, sventrando edifici già disabitati, altri colpiscono la chiesa. Scrive Dolny nel diario di combattimento: mentre cabravamo, abbiamo visto che le bombe non hanno colpito l’obiettivo ma non abbiamo potuto osservare altro per la grande nuvola di polvere che si era levata. Era la polvere delle pietre quasi millenarie di S. Maria, distrutta totalmente.

Il racconto è stato elaborato sulla base dei dati raccolti dagli allievi del Liceo nell’ambito del progetto Guerra, 70 anni dopo.

Ecco un filmato preparato da Fabio Compagnone, III F, e Josephine Carinci, III C

La distruzione di S. Maria a fiume

Qui invece le info sul comandante Dolny che è poi diventato un generale dell’aviazione statunitense

https://sites.google.com/site/8thafhsmn/pictures/john-dolny-p-47-fighter-pilot-mn-aviation-hall-of-fame

I segni delle ferite…


san-pietro-bombardataAvevo 5 anni, mi tirarono fuori dalle macerie, abitavo proprio di fronte la chiesa di S. Pietro. Le prime cure me le prestò un soldato tedesco: ancora oggi ho i segni delle ferite…

Avevo 12 anni, non andavamo a scuola perché erano state chiuse. Abitavo, come oggi in via Solferino: alle prime esplosioni mamma ci cacciò via di casa e ci spinse quasi a forza a correre verso Grutti, dove c’erano le caverne della fornace. Ci infilarono tutti noi bambini lì dentro. Era freddo: andavamo lì ogni notte…

Queste le testimonianze dei superstiti, stamane, a Ceccano, alla cerimonia del 4 novembre, la cui attenzione naturalmente è stata concentrata sul 70° anniversario del bombardamento: ed è stato bellissimo il loro racconto spontaneo agli allievi del Liceo presenti alla manifestazione. Per non dimenticare, appunto.

L’associazione Cultores Artium ha provato a fare una specie di inventario dei danni provocati dalle bombe. Scrivono: Dal novembre ’43, ciò che pareva un lontano spettacolo, divenne realtà. Da quel giorno, la città subirà oltre trenta bombardamenti, che ne cambieranno per sempre l’aspetto ed il panorama, che non sarà mai più lo stesso. I luoghi più importanti furono colpiti dalle bombe, tra questi le chiese di San Nicola, Santa Maria A ber1Fiume, S. Pietro e Palazzo Berardi.
Palazzo Berardi era un imponente palazzo residenziale di proprietà del marchese Filippo Berardi, personalità di spicco della politica nazionale e della storia ceccanese, promotore di numerosi lavori di ammodernamento della città.
Conosciuto anche come ” Villa Berardi ” per la presenza tutt’intorno di un rigoglioso giardino, il palazzo venne costruito nel 1862 seguendo il progetto dell’architetto Antonio Cipolla, lo stesso che si occupò in quegli anni del restauro del Castello dei conti de Ceccano
ber2Davanti al palazzo c’era l’omonima piazza, arricchita a fine ’800 dallo splendido “Fontanone dei Delfini” e da due grandi fontane d’ottone a forma di leoni che abbellivano il ponte sul fiume Sacco. Verso la fine del Secondo Conflitto Mondiale, ciò che restava del palazzo, già pesantemente danneggiato dai bombardamenti americani, venne fatto saltare in aria dai tedeschi in ritirata assieme al ponte e al vicino Borgo Berardi. I leoni in ottone furono trafugati; una parte del Fontanone dei Delfini è stato recuperato alcuni anni fa e posto all’interno della Villa Comunale. L’area dove sorgeva l’elegante residenza è oggi occupata da due edifici, costruiti intorno agli anni ’60.