Di che colore è il mondo? Di che colore sei tu? Francesca Micheli racconta la Nuvola Rosa


di Francesca Micheli, IV F

nuv1Di che colore è il mondo? Di che colore sei tu?
Ad oggi, esistono infinite sfumature di colori: un giallo e un viola che si mescolano tra loro, un grigio e un ceruleo che si fondono insieme e danno vita a nuove colorazioni.
Ma anche i colori hanno luoghi comuni da cui fuggire via. Il bambino appena nato, ad esempio, viene ricoperto di celeste (e di tutte le sfumature che nascono da questo), mentre la bambina viene colorata di rosa, facendo sì che, seppur inconsciamente, i due bambini crescano pensando che il celeste sia un “colore da maschietto” e il rosa “uno da femminuccia”. Come se fosse possibile essere attribuiti ad un solo colore semplicemente per il proprio sesso. In fondo, però, questo è ciò che ci viene insegnato (o, meglio, inculcato) fin da piccoli, quando non diamo importanza ai colori, al sesso, alla pelle, ma alle persone, al bambino con cuinuv2 parliamo, al nostro amico immaginario che non ha colore. Non ci pensiamo finché non andiamo all’asilo, e lì dal primo giorno ci viene imposto un grembiulino blu ed uno rosa, uno per il maschietto ed uno per la femminuccia, per distinguerci, per differenziarci, come si differenzia la plastica dal vetro. Io all’asilo, come poi alle scuole elementari, sognavo di indossare il grembiule blu, il mio colore preferito, e mi chiedevo perché non potessi farlo. Come se non potessero distinguerci in altri modi se non attraverso un colore.
E se un giorno ogni bambino potesse decidere che colore indossare a scuola? O, ancora di più, cosa succederebbe se si dovessero fondere tutte le macchie di blu e di rosa del nostro pianeta?
Il mondo sta cambiando, e lo sta facendo in fretta, e con lui, con il mondo, corrono non più solo gli uomini, ma anche le donne. Donne multitasking, donne che ruggiscono come le tigri, donne non più semplicemente padrone di casa, ma medici, giudici, scienziate e dirigenti (oltre ad essere madri, nella maggior parte dei casi). Donne che iniziano ad indossare sempre più frequentemente un paio di guanti, qualche microscopio, un camice bianco, entrando in un mondo tradizionalmente grigio (o blu) vissuto da uomini: il mondo scientifico.
E per cambiare, e per far sì che il mondo cambi e che sia un po’ più donna, bisogna credere in noi stesse, nelle nostre capacità e nella nostra determinazione. Perché ne abbiamo.
Dr. Seuss disse una volta “Why fit in when you were born to stand out?” (perché adattarsi se si è nati per spiccare, per brillare?) ed è questo il mantra che hanno ripetuto alle ragazze partecipanti alla Nuvola Rosa, un’iniziativa di Fondazione Mondo Digitale che si propone di pennellare di rosa il campo della tecnologia. L’evento si è svolto a Milano, per la sua terza edizione (2013 Firenze, 2014 Roma), nei giorni 19, 20 e 21 maggio e ha riunito circa 2.000 ragazze provenienti da tutto il mondo che hanno partecipato gratuitamente ai corsi organizzati nelle aule delle principali università di Milano.
Io mi chiamo Francesca e sono una di quelle ragazze che hanno avuto la fortuna di ascoltare esperienze di vita straordinarie di donne altrettanto straordinarie, di essere una delle centinaia di voci a cui è stato chiesto di “ruggire”, di sedere in aule della Bocconi per imparare a conoscere e di apprezzare per la prima volta il colore rosa, della nuvola, dei palloncini che volavano tra le mura bianche. E al termine di questi tre giorni ho capito che noi donne possiamo davvero farcela, e ho deciso di non essere rosa: la nuvola lo è; io scelgo il bianco per attrarre ogni altro colore, ogni semplice sfumatura esistente. Perché un solo colore è limitante e innaturale.

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Pubblicato il 26 maggio 2015, in Il Liceo con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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