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Di che colore è il mondo? Di che colore sei tu? Francesca Micheli racconta la Nuvola Rosa


di Francesca Micheli, IV F

nuv1Di che colore è il mondo? Di che colore sei tu?
Ad oggi, esistono infinite sfumature di colori: un giallo e un viola che si mescolano tra loro, un grigio e un ceruleo che si fondono insieme e danno vita a nuove colorazioni.
Ma anche i colori hanno luoghi comuni da cui fuggire via. Il bambino appena nato, ad esempio, viene ricoperto di celeste (e di tutte le sfumature che nascono da questo), mentre la bambina viene colorata di rosa, facendo sì che, seppur inconsciamente, i due bambini crescano pensando che il celeste sia un “colore da maschietto” e il rosa “uno da femminuccia”. Come se fosse possibile essere attribuiti ad un solo colore semplicemente per il proprio sesso. In fondo, però, questo è ciò che ci viene insegnato (o, meglio, inculcato) fin da piccoli, quando non diamo importanza ai colori, al sesso, alla pelle, ma alle persone, al bambino con cuinuv2 parliamo, al nostro amico immaginario che non ha colore. Non ci pensiamo finché non andiamo all’asilo, e lì dal primo giorno ci viene imposto un grembiulino blu ed uno rosa, uno per il maschietto ed uno per la femminuccia, per distinguerci, per differenziarci, come si differenzia la plastica dal vetro. Io all’asilo, come poi alle scuole elementari, sognavo di indossare il grembiule blu, il mio colore preferito, e mi chiedevo perché non potessi farlo. Come se non potessero distinguerci in altri modi se non attraverso un colore.
E se un giorno ogni bambino potesse decidere che colore indossare a scuola? O, ancora di più, cosa succederebbe se si dovessero fondere tutte le macchie di blu e di rosa del nostro pianeta? Leggi il resto di questa voce

La nuvola rosa, i primi numeri


Da http://ischool.startupitalia.eu/

Sono arrivate, a Expo 2015, 2.600 studentesse provenienti da 8 regioni d’Italia e 12 paesi (Inghilterra, Grecia, Lettonia, Turchia, Spagna, Olanda, Giappone, Serbia, Svizzera, Vietnam, Austria e Germania). Durante l’iniziativa, organizzata da Microsoft, Asus, Aviva e Accenture, in collaborazione con la Fondazione Mondo Digitale, le studentesse parteciperanno a percorsi gratuiti di formazione tecnico-scientifica con l’obiettivo di colmare il divario di genere nella scienza, nella tecnologia e nella ricerca. Nuvola Rosa ha anche il supporto di organizzazioni internazionali come l’International Telecommunication Union (ITU), il Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite (UNRIC) e UN Women. Fra loro ci sono 22 ragazze del Liceo di Ceccano Nuvola Rosa nasce dalla consapevolezza che intraprendere percorsi tecnico-scientifici e acquisire competenze digitali significhi assicurare alle giovani donne un accesso più rapido al mondo del lavoro, garantendo un’equa presenza di genere nell’industria, nell’economia, nella politica e nella vita sociale attiva. Sono 41 le scuole italiane coinvolte dalla Fondazione Mondo Digitale: il 19 maggio si è dato il via alla tra giorni con la conferenza di apertura “Tecnologia cibo per la mente”. Il 20 e 21 maggio le studentesse parteciperanno ai training formativi presso l’Università Bicocca (le ragazze italiane delle scuole secondarie) e presso la Bocconi (quelle straniere). Dai big data, cloud, social media, internet security e app fino alla riflessione sulle proprie potenzialità e capacità. Le tipologie di percorso sono tre: Pink Teens, Pink Academics e International Pink. A quest’ultimo parteciperanno le allieve del Liceo di Ceccano post originale qui

Meet no neet, il Liceo di Ceccano fra le prime 10 scuole in Italia


gruppo II BFieri della propria impronta digitale, il filmato degli allievi della II B del Liceo di Ceccano è stato inserito fra i dieci selezionati in Italia nel concorso Meet no neet della Fondazione Mondo Digitale. Il filmato racconta la storia di una ragazza che riacquista la motivcazione per lo studio grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie, imparando a presentare a tutti gli aspetti migliori della propria esistenza, una specie di port folio elettronico che evidenzi che cosa sappiamo fare. Ciascuno di noi lascia un’impronta digitale, un  segno indelebile che riporta tutto quello che noi facciamo nel momento in cui entriamo in contatto con il mondo digitale. Ogni volta che ci colleghiamo ad internet, che utilizziamo il nostro smartphone, che cerchiamo qualcosa… tutto rimane scritto: è la nostra impronta. Chiunque voglia sapere qualcosa di noi, oggi, fa il googling, e il motore di ricerca, implacabilmente riporta tutto di noi. E questo riguarda anche i ragazzi che spesso frequentano i socialnetwork senza troppo far caso alle espressioni che utilizzano, ai giudizi che esprimono, alle foto che pubblicano. E tutto quel materiale rimane, indelebile: si rischia così di lasciare un’impronta digitale che sarebbe meglio che gli altri non vedessero, una traccia di cui vergognarsi piuttosto. Non ci si può far niente, è così: ma possiamo insegnare ai ragazzi a trasformare  l’impronta digitale in un punto di forza, piuttosto che essere un elemento di debolezza, anzi possiamo far sì che proprio i ragazzi consapevolmente diventino amminstratori dell’impronta che li accompagnerà per la loro esistenza.

Ecco il filmato selezionato

e qui il link con tutte le info sul progetto http://phyrtual.org/it/project/meet-no-neet-fieri-della-propria-impronta-digitale