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Le memoria dell’orrore, il racconto dei ragazzi


sopravvissutiSono stati ad Auschwitz all’inizio d’aprile per il viaggio della memoria organizzato dalla regione Lazio: hanno visitato Birkenau, la fabbrica dello sterminio, poi Auschwitz 1, dove l’idea stessa della Shoah è arrivata a compimento. Hanno visto la cella di San Massimiliano Kolbe, i depositi degli averi dei deportati, dalle valige alle scarpe, ai capelli stessi utilizzati per produrre stoffa: l’orrore nella sua terribile  Hanno percorso il cammino dello sterminio degli ebrei di Cracovia, hanno riflettuto, pensato, rielaborato. Hanno ascoltato i sopravvissuti della Shoah. Martedì 29 aprile, alle ore 8,15 Marta Palombi e Matteo Limongi della IV E e Federica Pizzuti della III F racconteranno quanto hanno visto, le emozioni, i ricordi, le riflessioni, le testimonianze a chi vorrà ascoltare la loro narrazione.

Testimoni della fabbrica della morte


ausOra i testimoni siete voi: la nostra vita sta volgendo al termine, continueremo a testimoniare fino a quando Dio ce lo permettera’, ma poi tocchera’ a voi mantenere la memoria di quanto male l’uomo possa riuscire a compiere e quanta rovina l’odiopossa causare. Queste le parole dei sopravvissuti di Auschwitz,al termine di un’intensa ed emozionante giornata che ha visto i ragazzi del Liceo di Ceccano,  insieme ai loro compagni di 80 scuole laziali, visitare il campo di concentramento di Auschwitz Birkenau: una vera fabbrica della morte, l’organizzazione industriale dello sterminio, lo sfruttamento economico dello spirito e del corpo di deportati. Ed ecco  allora l’ingresso di Birkenau, i binari, la Juden ramp su cui venivano scaricati a migliaia e separati i figli dalle madri, in mezzo agli ordini gridati dalle SS. Molti erano avviati subito alle camere a gas: era un ufficiale medico a decidere,con il semplice gesto della mano. Rechts,links, sinistra destra.  Gli altri, che potevano lavorare entravano nel campo. E poi il percorso fino alle camere a gas, ai forni, fabbricati appositamente per risolvere la questione della liquidazione dei cadaveri, le fosse comuni infatti erano ormai troppe. E’seguita quindi la visita alle baracche,a quella dei bambini, tenuti in vita per gli esperimenti di Mengele.  E poi il museo del campo ad Auschwitz: le scarpe, le valige, i capelli, i pettini, le protesi, le celle di punizione, quella di san Massimiliano Kolbe, offertosi al posto di un altro prigioniero condannato a morte, Arbeit macht frei, il lavoro rende liberi.

Tante emozioni, tante sensazioni, tanti ragionamenti, un impegno contenuto in due parole: mai piu’!

Quelle sedie, memoria della vergogna


shoah1Era stata un’idea della loro maestra: gli aveva detto, forza bambini, ciascuno prenda una sedia. Le porteremo nella nuova scuola che ci aspetta al di la’ della Vistola. Probabilmente voleva alleviare un po’ l’orrore che li attendeva: erano i bambini del quartiere ebraico Kasimiro di Cracovia che nel 1941 vennero allontanati dal centro della citta’per essere rinchiusi nel ghetto che i nazisti avevano preparato al di la’ appunto del fiume. Quelle sedie sono state riprodotte in una impressionante installazione in quella piazza che i tedeschi utilizzavano per ammassare i rastrellati nel ghetto, man mano che decidevano di svuotarlo.I bambini sarebbero finiti nelle fosse comuni del vicino bosco di betulle e le ceneri sparse nel vento. E’ una delle storie angosciose  che i responsabili del viaggio della memoria hanno proposto oggi ai ragazzi del Liceo che hanno visitato i luoghi della comunita’ebraica a Cracovia: prima della guerra c’erano 75 mila ebrei a Cracovia, nel 1945 non arrivavano a mille; in Polonia erano piu’di tre milioni negli anni 30, non se ne contavano10 mila alla fine del conflitto. quello che avvenne nel ghetto di Cracovia e’particolarmente grave perche’la citta’era sottola giurisdizione delle sedieautorita’civili della Germania: non si trattava di SS o di quant’altro: tanti giudici,avvocati,medici, notai,  oprofessori, ecclesiastici fecero tutti finta di non vedere… Altri misero a repentaglio la vita come il farmacista all’angolo del ghetto che utilizzo’ il suo locale per far fuggire tanti bambini, fra cui  Roman Polanski.  Ai racconti delle guide, testimoniati da tanti libri e splendidamente rappresentati dal Schindler’slist di Spielberg, si sono aggiunte poi le testimonianze dei sopravvissuti, fra cui Piero Terracina e Sami Monada  che hanno raccontato ai ragazzi l’arresto delle loro famiglie, le tremende condizioni del viaggio nei vagoni bestiame e l’ arrivo ad Auschwitz. Ad ogni stazione chiedevamo da bere, ha detto Terracina: se fossero stati animali la gente sarebbe prontamente intervenuta, ma eravamo noi… E domani, lunedi’ 7 aprile  i ragazzi del Liceo saranno ad Auschwitz, il tempio dell’orrore e della vergogna della condizione umana.