Archivi Blog

Una droga tira l’altra, l’incontro a Fiuggi


ancda

di Qazim Xhahysa,  II E

Io, Qazim,  sono un alunno della classe 2E la quale assieme alla classe 2C  il giorno Sabato 12 Gennaio è andata a visitare il centro  ANCDA (Associazione Nazionale contro il Disagio e l’ Alcolismo) di Fiuggi per avere dei chiarimenti e sentire delle testimonianze sugli effetti  dell’ uso di droga e alcol. Una volta arrivati abbiamo avuto a malapena il tempo di ammirare il bel paesaggio (infatti il centro si trova in una zona ricca di vegetazione e alte colline) che ci hanno fatto entrare in una sala munita di proiettore e abbiamo cominciato a parlare dell’ alcol e dell’ uso improprio che se ne fa, soprattutto tra i giovani, ci hanno fatto vedere dei video sugli effetti che l’ alcol ha su corpo e mente umana, effetti spiegati da esperti medici. Nel video assieme alla spiegazione apparivano a volte immagini spesso crude di trapianto di fegato e fegato cirrotico, immagini che colpiscono e fanno ragionare molto. A seguito abbiamo sentito le testimonianze di persone in cura all’ ANCDA per alcolismo, tossicodipendenza e problemi alimentari (come la bulimia). Faceva risalto una cosa comune che tutti i tossicodipendenti ribadivano, cioè tutti loro avevano cominciato più o meno all’ età di quattordici anni con il primo spinello e a causa del fatto che “una droga tira l’ altra” avevano finito per assumere cocaina, crack ed eroina. Abbiamo sentito anche la testimonianza di una donna malata di bulimia e ci hanno fatto vedere un video sullo spinello che potete trovare qui

Il momento più emotivamente intenso della giornata è comunque stato la visione del video sull’ effetto dell’ alcolismo in famiglia, Leggi il resto di questa voce

Forza Figlio Mio, NON Mollare!!!


La madre di uno dei ragazzi del Liceo ha commentato l’articolo di Vincenzo Andraous sul disagio giovanile

…Non mollare mai… E’ la frase che molte volte un genitore dice al proprio figlio… lo vedi sofferente, non innamorato di questa vita, non compreso da chi gli è intorno e, quando arrivi a sentirti dire:”… riesco a comprendere chi si droga…” beh che dire, forse ti senti mutilato nel cuore…

E ti appelli a chi passa con lui molte ore, gli insegnanti, coloro che con i genitori dovrebbero dare forza e vigore alla Voglia di Vivere!!! Così non è! Molto spesso, è difficile capire il “difficile”, il chiuso, l’introverso, il ragazzo che si cosparge di sudore, che trema all’interrogazionwe, che non riesce  a trovare una parola di senso compiuto, pur avendo studiato per ore, al ragazzo che non ha la parlantina, al ragazzo che è innamorato della chimica, della fisica, della matematica, ma che viene definito… più piccolo, insicuro; per non parlare poi di altre materie, ….  e non va oltre il 6-… Quel trattino che è una ferita, che non riesce a fargli dire, almeno la sufficienza l’ho raggiunta!!! 

E  tu lo sproni, lo motivi, gli dici di credere in sé, gli dai le motivazioni, ma ti senti rispondere “… mamma è inutile, tanto ormai più di quello non prendo….”

Le parole che ho letto  (quelle di Andraous, ndr.) dovrebbero essere il “Vangelo quotidiano” per tutti noi, ma purtroppo, molto spesso, … restano soltante… belle parole… E allora non so più veramente cosa dire se non…. Forza Figlio Mio, NON Mollare!!!

Non mollare mai, ragazzo


 

Quando alle tempie impazzite sale la storia di un giovanissimo che, oppresso dalla prepotenza, decide di farla finita, viene da gridare: non mollare mai.  Quando le orecchie sono graffiate dalle urla silenziose di un ragazzo percosso e umiliato dalla violenza dialettica e fisica più gratuita, viene da pensare a voce alta: non mollare mai.

Frasi smozzicate, deturpate dall’impossibilità a chiedere aiuto, a fare un passo avanti per tentare di cambiare il corso della propria storia personale, è la paura a fermare il cuore, il sopruso e la prevaricazione a non fare più vedere a un palmo dal naso. Forse in queste assenze che mordono le coscienze, c’è responsabilità di chi è deputato a vigilare, non solamente a stirare, riordinare, lavorare, oppure leggere i compiti, dare i voti, avendo elargito qualche nota scarna di appunti importanti.

Un giovanissimo è all’angolo, non parla, rimane all’ultimo banco coperto, nascosto, l’attenzione ha preso altre strade. Noi ce ne stiamo abbottonati alle nostre belle certezze, in fin dei conti: “fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”, come a dire che non c’è da preoccuparsi, più semplicemente sono eventi critici messi nel conto per mandare avanti la baracca a nome società. Quell’adolescente che non ce la fa più a sopportare la propria resa, è il sintomo di una collettività che non ha più numeri per rinnovarsi, per rendere creativa e prima ancora intuitiva la vita di ciascuno dei suoi componenti: quando c’è di mezzo un giovane, stiamo parlando di protagonisti,  quelli che faranno la differenza domani.

Un ragazzo è stato messo sotto a scuola dal “famoso” di turno, un altro non regge alla “vergogna” della bocciatura, un altro ancora sta dentro l’adrenalina comprata per strada, dove nessuno è al corrente dello spaccio, ma la vendita, l’acquisto, il  consumo  di sostanze illegali non è celato, è uno status quo consolidato, prima dell’interrogazione, in ufficio, in oratorio, al pub, ogni fine settimana per sentirsi “finalmente” leoni. “Non mollare mai”, è facile dire così, mandare in avanscoperta le parole, le formule magiche, poi ci sono le persone che rimangono lì paralizzate dall’incuria personale, tutto ciò che accade è dall’altra parte della strada, non a casa mia.

Durante un incontro, un uomo: è proprio vero, non basta un intero paese per educare un figlio. Poco più in là una donna: perché mio figlio e la droga, perché questo dolore che mi taglia a metà lo stomaco, perché mio figlio e il carcere, senza essere ancora un delinquente. Quali le risposte da consegnare loro, forse si tratta di una ingiustizia che colpisce intensamente e direttamente il cuore di una intera collettività? Invece è un  groppo in gola momentaneo, nulla di più, il passato è gia domani, perché  irresponsabilmente lo autorizziamo a ricomporre la sua trama maledetta.

Forse per esorcizzare la radice malata di un pensiero degenerato, l’indifferenza che  avvolge un ragazzo che si uccide nella propria cameretta, lasciando poche righe di denuncia alla vita, alle persone un congedo altrettanto violento, quanto le offese  e le umiliazioni ricevute a tradimento. “Non mollare mai”, neppure di fronte  alla scoperta terribile e incomprensibile di essere improvvisamente soli, con la droga intesa normale, prevaricati da una prepotenza persistente, intenzionale, asimmetrica, è violenza che porta via gli indifesi,  incapaci di parlare, di chiedere aiuto, li porta via pieni di segreti troppo spesso inascoltati.

Non mollare mai ragazzo, guardati attorno e non pensare di essere solo, perché non lo sei, c’è sempre qualcuno, che magari non ti aspetti, ma ti viene incontro, porta la sua mano a stringere la tua, a sradicarti dalla normalità quotidiana del tuo incubo.

Vincenzo Andraous