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Il Giorno del Ricordo al Liceo


Riflessione, emozione, approfondimento storico, domande: questo il senso dell’incontro che stamane, 10 febbraio, ha celebrato al Liceo il Giorno del Ricordo delle Foibe e dell’Esodo dall’Istria. Sono stati gli stessi allievi ad introdurre la discussione con due studi, uno di Marta Palombi, per un quadro storico complessivo e per rispondere alla domanda sul silenzio di 50 anni sui fatti d’Istria ed un altro di Roberta Trochei con le storie più significative delle vittime delle foibe. Al lavoro introduttivo ha fatto seguito il dibattito fra gli allievi, centrato sul riuscire a capire il perchè del silenzio e poi, soprattutto, su cosa possa fare un ragazzo di fronte a tragedie così grandi: gli studenti hanno ricordato come la Shoah, le foibe non siano fatti lontani dalla nostra esperienza ma potrebbero coinvolgerci in ogni momento.

Qui il lavoro introduttivo di Marta Palombi

foibe

Due campanelle… siamo i privilegiati e non ce ne accorgiamo


lamDue campanelle che acquistano un suono diverso dal solito.
Due campanelle fragorose, che interrompono le lezioni e ci ricordano della tragedia che ha trafitto il Mediterraneo lo scorso 3 ottobre.
E per un minuto la testa vola altrove. Oggi, 4 ottobre, è stato dichiarato giorno di lutto nazionale.
E poi? Cosa accadrà?
Sentiremo ancora, tra qualche tempo, parlare di barconi, profughi, centri di accoglienza in sovraffollamento, morti, un mare che diventa cimitero?
In quel minuto, lunghissimo, mi sento fortunata.
Fortunata perché sono nata nella parte giusta del mondo; fortunata perché non devo combattere guerre per ottenere  i miei diritti; fortunata perché capisco finalmente che la routine che tanto disprezzo è un lusso che non è concesso a tutti. Perché scuola, casa, famiglia, cibo non sono un diritto ovunque.
Siamo i privilegiati del mondo e nemmeno ce ne accorgiamo. Penso a quelle immagini, a quei corpi. A quel mare che divide due mondi. Da un lato benessere, democrazia. Dall’altro iniquità, disuguaglianze, guerre.
E credo che la  disperazione di chi sale a bordo di quei piccoli scafi per affrontare quel bacino d’acqua che li divide da noi, sia anche nostra.

La campanella suona, il minuto è finito, si riaprono i libri e le lezioni proseguono.
Ma quel minuto, quei pensieri, i discorsi che riempiono le reti televisive ed i giornali devono avere un fine utile, devono servire a qualcosa.
Perché ci separa solo un lembo di mare, del nostro mare, e non possiamo permetterci di nuovo che quell’acqua si vesta di carne umana e disperazione.

Sofia Ferracci, 4B

In sintonia con le parole di Sofia due segnalazioni per l’approfondimento personale e di classe

Articolo Domenico Quirico

Articolo Osservatore